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La Storia
Colonia greca, nel 281 a. C. è sottomessa a Roma, dal suo porto
partono le milizie romane alla volta dell’Oriente, la notorietà
della città è divenuta tale che Aurelio Cassiodoro la definisce
“Tiro d’Italia”. Con la divisione dell’Impero Romano,
Costantinopoli vi insedia i suoi funzionari ed il ruolo di Otranto
diviene emergente al punto che, nel IV secolo, Japigia, Messapia,
Salento e Calabria prendono la denominazione comune di Terra
d’Otranto. Seguono le invasioni degli Alani, degli Ostrogoti, dei
Vandali, dei Goti, degli Alemanni, dei Longobardi, ma la città
rimane sempre fedele a Costantinopoli. Nel 1040 gli Otrantini
accolgono i Normanni, dal 1061 al 1068 ritornano i Bizantini. Il
15 agosto 1227 Federico II veleggia verso Otranto per dirigersi in
Oriente. Nel 1440 Alfonso I entra in Otranto, ma Ferdinando
d’Aragona è in contrasto con i Veneziani, pertanto nel 1449 la
flotta della Serenissima attacca Otranto che subisce gravi danni.
Nel 1463 Giorgio Castriota Skanderberg consente a Ferdinando I
d’Aragona di sconfiggere gli Angioini, egli è in guerra contro
Firenze e Venezia, la Serenissima sollecita l’intervento dei
Turchi che invadono la città.
Così nel 1480 Maometto II incarica dell’assedio Achmet Pascià, che
prende la città, raccoglie 800 uomini e gli impone di scegliere
tra l’abbracciare la fede musulmana o morire, gli 800 scelgono la
morte. Ferdinando d’Aragona libera la città nel 1481. Dal 1496 al
1504 Venezia detiene Otranto. Nuove invasioni dei Turchi avvengono
nel 1535, nel 1537, nel 1614 e nel 1644, ma la città risulta
sempre vincitrice. Nel 1671 approda ad Otranto la Squadra Navale
dei Cavalieri di Malta. Dal 1672 al 1715 Otranto diviene la
residenza dei Consoli di Ragusa e Venezia. Napoleone Bonaparte
assegna il “Feudo di Otranto” a Giuseppe Fouchè.
I Monumenti
Sia che si arrivi dal mare, sia che la si guardi dall’alto,
Otranto colpisce subito per l’architettura militare del
Rinascimento. I possenti bastioni avvolgono il nucleo storico come
le braccia di un uomo. Al tempo in cui l’Impero romano si divise
in due, questa città divenne l’avamposto di Costantinopoli. I
Turchi la conquistarono, nel 1480, nel 1481 gli Aragonesi liberano
la città ed avviene una vera a propria rivoluzione architettonica:
le torri alte e strette sono abbassate ed allargate, nei fossati
introdotte “scarpa” e “controscarpa”. Appena giunti nei giardini
pubblici, si vede l’arco di Portaterra, la Torre Alfonsina ci
minaccia ancora con caditoie e feritoie. Pochi passi per
incontrare Lei “La Signora di Otranto”, la Cattedrale dell’XI
secolo. Grazie al rigore formale tipico del romanico gotico
pugliese, essa riesce a dare forma spaziale all’elemento più
incorporeo che esista: la luce. All’interno, il nostro sguardo
sarà assorbito totalmente ed inesorabilmente dall’immenso,
splendido e misterioso pavimento musivo che racchiude sia la
sacralità cristiana che il concetto stesso del Sacro: il grande
Arbor Vitae il leone quadricorpore, Alessandro Magno, Noè, il
diluvio, la sirena bicaudata, Re Artù. Nella navata destra una
cappella conserva le ossa dei Martiri decapitati nel 1480 dai
turchi. Una cripta ci sorprende con un labirinto di colonne e
capitelli sempre diversi. In un piano ancora inferiore si sviluppa
quello della valle delle Memorie: quest’ultimo presenta un dromos
e numerosi arcosoli, nei dintorni, numerose cripte di monaci
italo-greci. La piazza del Castello, mostra i suoi fossati, la
fortezza domina tutto lo spazio, il suo ingresso è sormontato
dagli stemmi di Alfonso d’Aragona ideato da Ciro Ciri e dal genio
dell’architettura militare italiana: Francesco di Giorgio Martini.
L’aspetto di questo maniero è insieme austero ed elegante; solare
e tondeggiante com’è, appare lontanissimo dalla descrizione gotica
e fantastica che ne dà O. Walpole nel suo the Castle of Otranto.
L’impronta tangibile della chiesa orientale in Otranto è l’Edicola
bizantina di S. Pietro, costruita nei sec. V-VIII e poi
ricostruita verso il XII sec. A croce greca con cupola centrale, è
interamente affrescata. Sembra sorgere dal terreno quasi volesse
innalzarsi e levitare. Solitari ed imponenti svettano, poco a sud
della città, i resti dell’antica abbazia di San Nicola de Casulis
(VIII - XII sec.); cenobio basiliano in cui operavano copisti e
scrittori come Nettario di Casole. Le torri costiere e le masserie
fortificate sono una nuova trama, un altro capitolo che infittisce
la costa e le campagne di splendide architetture.
La Costa
Le onde dell’Adriatico hanno giocato a lungo con Otranto
disegnando una costa varia: lunghe spiagge al riparo dalle dune,
piccole insenature con la macchia mediterranea, costa alta dove la
falesia si tuffa in mare, baie, isolotti, faraglioni, grotte.
L’uomo vi ha aggiunto torri e fortificazioni, masserie, nomi e
leggende. Partendo dalla costa nord, Frassanito scopre un fine
acciottolato nascosto dalla pineta, poco oltre vi è la Torre che
lo divide dalla lunga Alimini, dove, tra le dune, vi sono i
“Crigni” (capelli) le caratteristiche venature nere tra la sabbia,
disegnate dalla carbonella. Alìmini, o Alimìni, è un nome, con
ogni probabilità, di derivazione greca; equivarrebbe al latino
“sal stat”; potrebbe anche derivare da “limne” stagno e ciò
alluderebbe ai due laghi: “fontanelle” (sorgenti di acqua dolce)
ed “Alimini”. Baia dei Turchi: una serie di piccole calette che
nascondono spiagge che avevano, anticamente, funzione di approdo.
Mulino d’Acqua: una serie di piccole grotte ed una, più ampia, con
la volta crollata. Grotta Monaca è una grotticella che in passato
presentava una stalagmite a forma di monaca. Il “Faro Bianco”
segna l’ingresso del porto. La città si dispone ad accogliere chi
giunge dal mare ma, il Bastione dei Pelasgi segna un limite
invalicabile. Alle spalle del porto, la torre del Serpe fa la
guardia ad una costa aspra che degrada, poi, dolcemente, nella
grande baia dell’Orte.
A Orte da Ortor, dove sorge il sole, s’innalza il capo d’Otranto
con il suo faro. Alle spalle è Sant’Emiliano, insenatura dalle
acque limpidissime, con al centro un piccolo isolotto. Da qui
arriviamo a Porto Badisco, il luogo in cui Virgilio immaginò
l’approdo di Enea. Bellezza e suggestione, natura e storia,
trasportano il visitatore in un viaggio unico, mai banale, sempre
diverso e, per molti versi, unico. |








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