La lavorazione della Terracotta è una della arti più antiche del Salento, la produzione di ceramiche e terrecotte inizia nel terzo millennio a.c., come possiamo riscontrare visitando uno dei tanti musei del Salento, dove è possibile ammirare infiniti reperti archeologici risalenti anche a questa data remota che testimoniano la primitiva e già intensa attività sociale e commerciale del Salento. La manifattura antica ha prodotto soprattutto un numero considerevole di vasi di tutte le forme e dimensioni, che si distinguevano per il loro valore d'uso. La più famosa ed usata all'epoca, il "Cucco", piccola brocca con un solo braccio che serviva per versare l'acqua. Invece, per la raccolta dell'acqua dalle fontane, compito che spettava alle donne, veniva usato l'"Orcio" , una brocca di dimensioni modeste e con due manici per facilitare il trasporto sul capo. Tra i recipienti più grandi, troviamo la "Fiasca", un fiasco rudimentale con un solo braccio e ricoperto da un involucro di vimini, i "Minzani", che serviva per conservare l'olio, le "Capase", in terracotta smaltata, erano destinati a conservare gli alimenti, le "Pignate", piccoli contenitori che servivano e servono ancora e cuocere i legumi vicino al fuoco, infine i "Trimmuni" e il "Limmo" impiegati sempre per usi domestici. Accanto ai recipienti e agli oggetti di uso domestico nati nel periodo messapico, col passare dei secoli la produzione di Terrecotte del Salento si è arricchita di tanti altri piccoli prodotti e giochi come fischetti, campanelle e personaggi, i così detti "pupi", per i presepi. Diffusa un po' in tutta la provincia di Lecce, la produzione della ceramica e della terracotta ha la sua massima diffusione oggi nelle zone di Lecce, San Pietro in Lama, Cutrofiano, Ruffano e Lucugnano Salento, ma comunque si avvale di un preciso riferimento di decorrenza: sono i secoli XVI e XVII a segnare la svolta su cui si innesta la fisionomia della regione, in equilibrio fra cultura contadina e raffinata urbanità. Ad un simile contesto non disdice l'appellativo di "Firenze del sud", spesso attribuito al suo capoluogo, Lecce, città ricca di testimonianze del passato, ma anche moderno centro culturale e produttivo, polo dell'artigianato e della piccola impresa nell'intera regione. Inoltre nel Salento fioriscono tanti centri minori, che nel corso dei secoli hanno portato ad esiti di eccellenza ogni branca dell'artigianato artistico presente in Italia. Per procedere ad una breve visita del Salento, conviene iniziare proprio da Lecce ove, accanto al teatro romano e all'anfiteatro, si elevano gli splendidi palazzi del Seminario e del Marrese e la magnifica Piazza Duomo, con la cattedrale di Santa Croce, tutti edifici sorti fra il tardo '500 e il '700, nello stile poi denominato "barocco leccese", che unisce l'esuberante ornamentazione barocca alla compostezza di linee derivate dalla limpida matrice rinascimentale. Ed è qui che incontriamo la prima espressione concreta di quella forma di artigianato artistico che ha preso il nome di pietra leccese: il gusto della decorazione in roccia calcarea scolpita ricopre di temi figurativi le volte, i portali e i rosoni delle chiese barocce, come pure i frontoni di case, balconate e la base delle statue. La pietra leccese ha ottenuto un riconoscimento artistico in ambito internazionale; il suo colore va da quasi bianco ad aureo, è di impasto poroso, si lascia intagliare come fosse legno e modellare con le mani come l'argilla, ma dopo pochi giorni all'aperto si indurisce e assume gradualmente la forza di un blocco di pietra, tanto da essere impiegata sia nelle costruzioni architettoniche, sia come ornamento, trasformata dalle abili mani di artigiani in fregi, volute, capitelli, trine, cornici. Dalla pietra alla creta: già in età preclassica, i Dauni e i Messapi sapevano trasformare l'umida creta in ceramica a tornio, come stanno a dimostrare i rinvenimenti delle trozzelle messapiche ed i vasi a nastro; poi la grande disponibilità di argilla e l'influenza delle colonie della Magna Grecia imposero un incessante perfezionamento artigianale, culminato nell'esplosione del Barocco sei-settecentesco, con gli splendidi ed elaborati manufatti tuttora visibili nelle chiese e nei palazzi dell'area salentina. Una tradizione antichissima, che prosegue tuttora con la produzione di vasi, pentole, bicchieri, soprammobili, ma anche dei "pupi" realizzati a mano e destinati a popolare i presepi e le natività. Vi sono ancora aziende artigiane che lavorano la creta con finiture manuali, utilizzando il tornio a pedale, la modellatura e la pittura. I centri produttivi più interessanti per la ceramica sono a Cutrofiano e Lucugnano, ma non si può dimenticare la produzione dei fischietti, piccole trombe di terracotta in forma antropomorfa o zoomorfa, che si ritrovano il 17 gennaio a Rutigliano nell'annuale fiera del fischietto. L'artigianato del legno ha dato vita a una fioritura di prodotti dapprima destinati all'arredamento ed alla decorazione delle chiese e di edifici privati; l'intarsio, l'intaglio e l'ebanisteria sono praticati tuttora, e la tradizione cerca validi innesti col gusto contemporaneo e le esigenze del mercato. Si sono formate figure professionali di imprenditori-designer-artigiani, progettisti e laboratori che puntano sulla linea e sulla qualità dei materiali: spessori, colori, venature. Il legno d'ulivo, profumato e ben tornito, realizza utensili di lavoro, ma anche ciotole, coppe, vassoi. Vi sono artisti che realizzano quadri ad intarsio di grande superfice. Parabita è ricca di botteghe in cui si disegnano mobili in legno intarsiato con la tipica abilità decorativa pugliese; a Depressa troviamo piccoli mobili in legno tornito e laccato, utilizzati come arredi di contorno. A Tiggiano si possono ammirare i tessuti artigianali della Tessitura Calabrese, mentre l'arte del ricamo è tuttora praticata ovunque, ma soprattutto a Galatina e ad Otranto, cittadine rinomate per il merletto detto "chiacchierino", simbolo dell'arte del ricamo salentino per la leggerezza della tela. Tutte le tipologie del punto ad ago sono utilizzate in una gamma sempre rinnovata di disegni, perlopiù a sfondo naturalistico. Il ferro battuto vanta un primato storico-artistico in campo nazionale e giunge qui ai livelli più alti delle sue possibilità creative ed espressive: con la tecnica antichissima del martello e della forgia, gli artigiani realizzano preziosi decori e cesellature, lampadari, grate, balaustre e cancellate. Non si possono poi dimenticare le pentole e i tegami in rame, realtà come quella di Pappadà a Ruffano sono ormai tra le ultime botteghe rimaste a praticare questa antica lavorazione. Così pure il prezioso mosaico di Luigi Venti a Taurisano o quello ispirato ai pavimenti della Cattedrale di Otranto di Pisino dimostrano l'importanza di una tecnica antica tramandata per secoli. Cancelli Vimini a Bagnolo del Salento è tra gli ultimi ad eseguire la lavorazione del giunco, una tecnica quella dell'intreccio molto faticosa che per secoli ha permesso la realizzazione manuale di cesti e panieri. Infine, è indispensabile citare quella che è divenuta, con la ceramica, la produzione che meglio identifica l'artigianato salentino: accessibile a tutti, leggera, resistente, la cartapesta si propone come espressione di un artigianato nobile che opera con carta, colla d'amido, paglia e fil di ferro per la struttura interna, gesso e colori per la finitura. Eppure per varietà, fantasia e freschezza di colori le figure in cartapesta, dai soggetti tradizionali, gareggiano in bellezza con le sculture costruite con più aulico materiale: l'artigianato locale della cartapesta si distingue in particolare a Tricase, Scorrano, Surbo, e soprattutto a Lecce, dove il 13 dicembre la fiera di Santa Lucia ne propone infiniti esemplari. (Tratto da un articolo di Valeria Randazzo per la rivista Artigianato tra Arte e Design)
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